BENEDETTO XI

(1303 - 1304)

Morto Bonifacio VIII, in una Roma in armi, caotica, divisa tra fazioni rivali e presidiata dalle truppe di Carlo II d'Angiò, i cardinali elessero pontefice, il 22 ottobre del 1303 dopo dieci giorni di conclave, il cardinale e vescovo di Ostia: il trevigiano Niccolo Boccassini.

Entrato a far porte dei Domenicani e divenuto nel 1296 Maestro Generale dell'ordine, fu creato cardinale e all'epoca del sequestro di papa Bonifacio fu uno degli unici due prelati che difesero il partito papista all'interno del Palazzo Lateranense.
Incoronato come Benedetto XI, fu vittima del suo temperamento mite e degli errori politici commessi dal suo volitivo predecessore, tanto che il suo pontificato rappresentò la definitiva capitolazione del potere papale nei confronti delle ambizioni francesi e delle fazioni anticlericali.
Per cercare di cancellare l'onta subita dallo "schiaffo di Anagni", per risollevare la Chiesa dalla posizione di subordinazione alla Francia in cui era caduta, il nuovo papa decise di organizzare un processo contro i congiurati che avevano portato alla disfatta di Bonifacio VIII.

I Colonna riuscirono a difendersi con fermezza, gli altri cardinali accusati invocarono la protezione del re Filippo il Bello, che minacciò il pontefice di indire un concilio nel quale avrebbe condannato l'intero operato del predecessore.
Benedetto XI si piegò, interruppe l'istruttoria e attraverso l'emanazione di una serie di bolle speciali annullò, nel 1304, tutti i decreti emessi da Bonifacio contro la Francia. Con tali bolle il papato decretava la fine del suo potere politico e del suo prestigio universali.
La Città Eterna era ancora in preda a violenti scontri tra le due fazioni maggiori, capeggiate dalle famiglie rivali dei Castani, filopapali e dei Colonna, al fianco di Filippo, II pontefice, preoccupato per la sua incolumità, decise di lasciare la città e rifugiarsi a Montefiascone per poi fuggire ad Orvieto ed infine a Perugia dove riuscì ad aprire un nuovo processo che condannò Giglielmo di Nogaret e Sciarra-Colonna: i protagonisti dello smacco di Anagni.
Il papa mantenne sempre un viscerale legame con la sua città natale, finanziando ampi progetti di ristrutturazione e di abbellimento del centro di Treviso, rimasti però incompiuti a causa della morte improvvisa.
Riuscì, nonostante la brevità del suo regno, ad avviare i lavori della monumentale chiesa domenicana di San Nicolo.
Dopo un pontificato di soli otto mesi, Benedetto mori improvvisamente a Perugia, probabilmente per avvelenamento da parte di agenti del Nogaret.
Si narra di una badessa che avrebbe portato al pontefice dei fichi nei quali sarebbe stata iniettata della letale polvere di diamante.
Il successore di Benedetto, Clemente V e i papi che lo seguirono, furono sempre più assoggettati all'influenza dei re di Francia da lasciare definitivamente la storica sede romana per quella di provenzale, dando inizio all'umiliante periodo della cattività avignonese.

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