PAOLO IV

(1555 - 1559)

Dopo due settimane di conclave, II 23 maggio del 1555, fu designato il successore di Marcello II.

Dopo aspri scontri tra le fazioni fìloimperiale e filofrancese, la spuntò il cardinale Giovan Pietro, nominato Paolo IV, apertamente contro Carlo V, avverso alla Spagna e sicuro della sua elezione nonostante il veto imperiale.
Appartenente alla nobile e potente famiglia napoletana dei conti Carafa di Montorio, Giovanni Pietro era stato introdotto nella Curia Romana dal potente zio cardinale Oliviero, che riusci ad ottenere per lui l'elezione a vescovo di Chietì nel 1505 da parte di Giulio II. Fu poi ambasciatore, sotto Leone X, in Spagna e in Inghilterra e vescovo di Ostia dal 1553 fino all'elezione papale.
Nel 1524, Clemente VII permise al Carafa di rinunciare ai suoi benefici per poter entrare nell'Oratorio del Divino Amore, a Roma, dove conobbe Gaetano di Thiene, con cui fondò l'Ordine dei Chierici Regolari Teatini, trasferitisi a Venezia dopo il 1527, in seguito ai disastri del Sacco di Roma. Inflessibile, severo, duro, superbo, intransigente, Giovan Pietro divenne, dopo l'elevazione a cardinale da parte di Paolo III, il protagonista dell'inquisizione romana, dirigendo la Congregazione del Sant'Uffizio con il compito di coordinarne l'azione.
Promosse anche la redazione dell'Indice dei libri proibiti, pubblicato all'inizio del 1559.

 

Con il suo pontificato resuscitò la figura del papa-re, sovrano assoluto ed infallibile, capo di un vasto sistema di potere gestito con grande efficienza e rigore.
Il suo sogno di totale autonomia dello Stato della Chiesa rispetto alle altre potenze fu una forza trascinante che portò il pontefice ad allearsi con la Francia contro gli Asburgo.
Rifiutò la pretesa al trono inglese da parte di Elisabetta I e il rafforzamento dell'Inquisizione lo rese inviso al popolo romano.
Gli attriti tra Chiesa e Spagna giunsero ad una grave crisi: nel 1556 il Duca d'Alba, muovendo da Napoli, penetrò nei territori dello Stato Pontificio sbaragliando l'esercito franco-papale fino ad arrivare alle porte di Roma, minacciando la città di un nuovo, terribile, saccheggio.
Paolo IV dovette piegarsi, riconoscere l'onestà di fede di Filippo II, re di Spagna, la sua ubbidienza di cattolico fino alla rinuncia all'alleanza con la Francia e al riconoscimento della neutralità della Chiesa. Il Carafa non sprecò tempo per imporsi come nuovo capo di una cristianità invadente e totalizzante anche nella Città Eterna.
Con la bolla "Cum nimis absurdum", emanata il 12 luglio del 1555, sistemava a modo suo il rapporto secolare tra romani cristiani e cittadini appartenenti alla comunità ebraica.
Diede inizio alla nascita del Ghetto, vero recinto dotato di cancelli in cui gli ebrei furono costretti a vivere reclusi in una zona del rione Sant'Angelo, a ridosso del Tevere.
Il 18 agosto del 1559 rappresentò la liberazione di Roma dal terribile dittatore.
Dopo la morte del pontefice, il popolo ne distrusse la statua esposta in Campidoglio gettandone la testa nel Tevere; l'edificio dell'Inquisizione fu dato alle fiamme.
Odiato dal popolo, fu prima sepolto in San Pietro di nascosto, per paura di accanimenti conto il cadavere, per poi essere traslato nella cappella di famiglia in Santa Maria sopra Minerva.

 

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