PARROCCHIA S.AUREA

Riflessioni del Parroco

VI DOMENICA DELL'ANNO A

RIFLESSIONE 23 FEBBRAIO 2020 

“Sarete come Dio.”   Queste parole erano le parole che il serpente (il Diavolo) disse ad Adamo ed Eva per ingannarli a disobbedire a Dio e a mangiare del frutto dell’albero di cui Dio li aveva proibito di mangiare (cf., Genesi 3,5). Dunque, fin dalle origini l’uomo ha desiderato essere come Dio dimenticando il fatto che era già come Dio perché è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. In realtà, il Diavolo non mirava al fatto che Adamo ed Eva potessero diventare veramente come Dio, ma proprio ad allontanarli da Dio. A partire dall’allontanamento dal giardino di Eden (che era un allontanamento di spazio) anche il cuore e la volontà dell’uomo si è allontanato da Dio. Ci voleva e ci vuole ancora oggi un riavvicinamento dell’uomo a Dio perché ritornasse ad essere veramente come Dio.

La Lettera agli Ebrei ci dice che, “Dio, molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo” (Eb. 1,1.2). Principale tra i profeti per mezzo del quale Dio ci ha parlato è Mosè. Nella Prima lettura sentiamo questo monito: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo” (Levitico 19,2). Queste parole sono riecheggiate dall’apostolo Pietro nella sua Prima lettera: “Come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo” (1Pietro 1,15.16). Invece, Gesù Cristo, Figlio Unigenito del Padre Parola di Dio per eccellenza, ci dice nel Vangelo di oggi queste parole: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5,48).

  Dunque, la Bibbia ci ricorda che bisogna essere veramente come Dio, condividere alla sua santità e alla sua perfezione. Anche S. Paolo ci dà un’altra motivazione perché entrare nella santità di Dio per rimanere sempre simili a Dio. Lui ci dice nella Seconda lettera di oggi: “Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Santo è il tempio di Dio, che siete voi… tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Corinzi 3,16.17; 22.23).

Il cristiano è avvolto dalla santità di Dio e appartiene completamente a Dio in Cristo suo Figlio e immagine perfetta di Dio Padre. Solo nella santità possiamo dirci veramente figli di Dio e simili a Lui. Il Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium ci ricorda che ogni discepolo di Cristo, in virtù del battesimo, è chiamato alla santità. Poi, aggiunge: È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano… affinché, seguendo l’esempio di Lui [Cristo] e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà in frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato nella storia della Chiesa dalla vita di tanti santi (Lum. Gent. V,40).

  In termini concreti, come si traduce tutto ciò? “Non opporvi al malvagio; se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra; da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle; amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli.”

RIFLESSIONE 16 FEBBRAIO 2020 

Stiamo leggendo il discorso della montagna di Gesù cominciando dalle beatitudini e, poi, la responsabilità concreta dei cristiani nel mondo come sale e luce. Nelle prossime due domeniche vedremo le sequenze in cui Gesù interpreta la Legge e i Profeti: Egli non è venuto per abolirli ma per portarli a compimento. Allora, se Gesù è venuto solo ad osservare la Legge, che cosa ci ha portato di nuovo? La novità che Gesù ha portato viene espressa dal verbo “compimento” (portare a compimento). Infatti, san Matteo in vari passi del suo Vangelo ci mostra come, nella vita di Gesù, “tutto avviene perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta…”, cf., 1,2; 2,15.17.23; 13,35; 21,4; 27,9). Gesù la porta a compimento nel senso che ne rivela il senso ultimo, la sua portata, evidenziandone il riferimento a Lui stesso. Non si tratta solo di una radicalizzazione delle istanze dei comandamenti, ma Gesù compie la Legge antica in quanto Lui, e solo Lui, ne è l’interprete autorizzato. È Lui che conferisce alla Legge il suo valore normativo.

  La Legge, dato da Mosè sul monte Sinai, è il cuore della vita di ogni ebreo perché regola il suo comportamento e la sua relazione con Dio e con il prossimo. L’Evangelista Matteo presenta Gesù come il nuovo Mosè e il datore dell’autentica e più perfetto senso della Legge. Troveremo infatti queste frasi-affermazioni focalizzanti l’azione e il pensiero di Gesù: “Avete inteso che fu detto...”, “Ma io vi dico...”.

Gesù, oggi, inizia prendere in considerazione qualcuno dei Dieci Comandamenti e ci dà una rilettura nuova

e autorevole, quella dell’amore e della fedeltà al progetto originario di Dio.

  Gesù ci ammonisce prima dicendo, “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.” Qual è la giustizia degli scribi e dei farisei? Questi scribi e i farisei trovano il loro grande gioia nell’osservare i comandamenti di Dio, ma in ciò che si può definire un’osservanza esteriore e un’interpretazione solo secondo la lettera e non secondo lo spirito con cui Dio li ha dati. Per loro ciò che non è scritto o non è detto esplicitamente non conta. Per Gesù, invece, l’osservanza non può rimanere solo al livello esteriore e non può ridursi a solo ciò che è scritto. Bisogna andare alla radice di tutto, che è il cuore dell’uomo e lo spirito che dà senso e valore alla lettera.

Gesù prende in esame qualcuno dei comandamenti, per esempio, “Non ucciderai”, e la sua elaborazione da parte degli antichi, “chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio.” Secondo la giustizia degli scribi e dei farisei era sufficiente non uccidere letteralmente. Per Gesù, questa non è la piena portata della Legge. Quante volte uno avrà ucciso adirandosi con il proprio fratello, insultandolo, disprezzandolo, odiandolo nel nascondiglio del cuore? Per Gesù, non è permissibile uccidere; ma non è neanche permissibile adirarsi con gli altri. L’osservanza della Legge parte dall’invisibile, dal profondo del cuore e non meramente dall’osservanza visibile ed esteriore. Il non trasgredire i comandamenti, il non adirarsi, il non dire male del fratello, l’attenzione a cercare chi ha qualche cosa contro di noi, si inseriscono nella scelta di essere dentro o fuori la dinamica del mistero di Dio. Ascoltando ogni giorno la Parola e pregando in essa e con essa, noi ci incontriamo con Gesù, nel senso che ogni Parola della Scrittura “si è fatta carne” in Gesù. Il Vangelo non cambia, ma noi possiamo capirlo un po’ di più. Lo Spirito di Dio che “conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio”, ci condurrà all’intimità della profondità del cuore di Dio.

 

 

RIFLESSIONE 9 FEBBRAIO 2020 

 “Vos estis sal terrae… vos estis lux mundi” – “Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo,”  così dice Gesù oggi nel Vangelo. A chi sono rivolte queste parole? Il Vangelo di oggi è inserito nel grande discorso della montagna iniziato con il capitolo 5,1 del Vangelo di Matteo e conclude con il capitolo 8,1. L’Evangelista dice, “Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo…” (5,1.2). I discepoli sono una cerchia di persone più stretta attorno a Gesù, mentre le folle che lo ascoltavano sono un altro gruppo di ascoltatori più largo e più sciolto che si trova attorno a Gesù. Certamente, possiamo riconoscerci anche noi in queste persone che ascoltano Gesù.

Il Signore ha appena finito di elencare le Beatitudini a tutti coloro che lo ascoltavano: “Beati … perché…”. Quindi, a coloro che si trovano e che si riconoscono in queste beatitudini, oggi Gesù dice, “Voi siete il sale della terra; voi siete la luce del mondo”. Gesù non ha detto, “Voi siate…”, ma “Voi siete”.

È una bella responsabilità – un onore e un onere – essere sale e luce! Lo siamo solo se viviamo secondo lo spirito delle beatitudini che ha appena finito di proclamare a noi. In realtà, solo quando viviamo secondo lo spirito delle beatitudini che riusciamo a salare e ad illuminare. Il sale ha valore in sé, ma è utile solo quando riesce a dare sapore; la luce è bella in se stessa, ma è utile solo quando riesce a dare luce all’ambiente attorno a lei.Il mondo di oggi, con tutte le sue problematiche e tutta la sua disperazione, ha molto bisogno di sapore e ha bisogno della luce per fargli da guida.

Il cristiano vive nel mondo, ma anche per il mondo, cioè per i propri simili più che per se stesso. Egli non può rimanere chiuso nella propria casa, ma deve porsi in vista degli altri, affinché trasfonda su di loro la verità di cui è in possesso. La luce più penetrante è quella che proviene dalle “opere buone”. Quali sono queste opere buone? Il profeta Isaia, nella Prima lettura, ci dà qualche esempio: “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che è nudo, senza trascurare i propri parenti; togliere l’oppressione, non puntare il dito, non parlare empio, aprire il cuore all’affamato, saziare l’afflitto di cuore”. È un bel elenco di impegni sociali. Il profeta ci fa capire che la nostra luce brillerà quando siamo impegnati in queste opere.

L’impegno del cristiano è allo stesso tempo personale che comunitario/ecclesiale. Ognuno è chiamato ad operare quando viene chiamato in causa. Ma, ricordiamo che siamo sempre ambasciatori di Cristo e operiamo anche da comunità cristiana. In questo modo la luce che riflettiamo sul nostro quartiere o sul mondo è più brillante e illumina di più. Così, non corriamo il rischio di essere sale che non vale più niente e che viene calpestato sotto i piedi dalla gente. La scelta del cristiano deve essere costantemente una scelta per gli atri. È impossibile essere tutto questo in maniera coerente ed efficace se non siamo radicati e fondati in Cristo che ha proclamato solennemente: “Io sono la luce del mondo; chi segue Me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv. 8,12).

RIFLESSIONE 2 FEBBRAIO 2020 

La festa di oggi della Presentazione del Signore cade nel quarantesimo giorno dopo il Natale. Viene chiamata anche festa della Candelora. Oggi si benedicono le candele per acclamare Cristo come luce del mondo, come dice il Cantico del vecchio Simeone nella “Nunc dimittis” : “…i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da Te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarTi alle genti…” (Lc. 2,).

Nelle Candele osserviamo per l’ultima volta il Natale passato, e per la prima volta volgiamo lo sguardo verso la Quaresima (che inizia a fine mese) che ci porta alla gioia pasquale. Il tema della luce richiede anche l’attenzione e il desiderio di vedere. Tante volte gli occhi che abbiamo sono troppo antichi o fuori uso.

C’è bisogno che ricomincino a ricercare la luce: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv. 1,9). Questa luce è Colui che dichiara, “Io sono la luce del mondo; chi segue Me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv. 8,12).

  Un altro aspetto sottolineato dal Vangelo di oggi è il fatto che i suoi genitori “lo portarono a Gerusalemme per offrire il sacrificio”. Era il cammino della fedeltà alla Legge di Dio e del sacrificio vero, cioè, il significato pasquale dell’opera salvifica.

Una salvezza che riguardasse pochi privilegiati non meriterebbe alcun interesse. La venuta di Cristo continua quest’opera di verità su ciascuno di noi. È un messaggio di speranza per tutti coloro che vivono ancora nelle tenebre o cui anima non è ancora sufficientemente illuminata dalla luce di Cristo, che devono ancora fare esperienza di affidamento a quel bambino cui nome è Gesù – il Salvatore.

RIFLESSIONE 26 GENNAIO 2020 

“Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta” (Isaia 9,1; Matteo 4,16)

L’Evangelista Matteo riconosce in questo oracolo del profeta Isaia la persona di Cristo, Verbo e Parola di Dio fatto carne e che è venuto ad abitare in mezzo a noi. Egli è la luce che viene a diradare le tenebre del mondo. San Matteo è stato un assiduo scrutatore della Parola di Dio. Il Vangelo che ci ha lasciato è una testimonianza del suo incontro e riconoscimento di Gesù Cristo.

Ci fa capire che ognuno di noi ha bisogno di riconoscere Gesù e di incontrarlo ancora oggi nella “Galilea dei pagani” del nostro tempo che non si può comodamente chiamare cristiano. La luce di Cristo ha bisogno di risplendere ancora oggi ad opera dei discepoli di Cristo, di coloro che l’hanno incontrato e che si lasciano trasformare da Lui oggi.

Dove, come e quando possiamo incontrare Gesù? Un luogo privilegiato per incontrare Gesù è nelle Scritture: “Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di Me,” (Giovanni 5,39), dice Gesù perché tutta le Scritture parlano di Lui. La stessa testimonianza sentiamo dalla bocca di Filippo che era andato a chiamare Natanaele ad incontrare Gesù: “Abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret” (Giovanni 1,45). Abbiamo bisogno di cominciare di nuovo a scrutare le Scritture per incontrare Gesù, Figlio di Dio, che è entrato nella nostra storia per viverla con noi, per camminare insieme a noi e disperdere le nostre tenebre. San Girolamo dice che “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo” (Prologo ai Commenti al Libro di Isaia, PL 24,17). Abbiamo bisogno di conoscere Gesù!

  Papa Francesco ha indetto la “Domenica della Parola di Dio” che, in realtà, è l’inizio di vari momenti significativi mirati ad avvicinarci alla Parola di Dio. Abbiamo bisogno di crescere non solo nella “conoscenza” intellettuale di Gesù come se raccogliessimo solo delle informazioni su di Lui. Abbiamo bisogno di crescere nell’amore e nella riverenza per Lui, che è venuto a raccogliere i figli di Dio dispersi e riportarci al Padre.

Il Santo Padre dice che “È bene, pertanto, che non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua Sposa, perché possa crescere nell’amore e nella testimonianza di fede”  (Aperuit illis, n.2).

  In parrocchia va avanti l’incontro settimanale del Parroco con i parrocchiani in cui si proclama, si medita e si studia insieme la Parola di Dio che viene proclamata nelle liturgia domenicale. Ogni comunità cristiana, per sentire la voce vivente di Cristo, ha bisogno di sostenere e di vivere questi momenti privilegiati. Nessuno aspetta di poter crescere spiritualmente o nella conoscenza di Cristo se rimane incollato davanti alla TV o attaccati al telefonino tutta la giornata eppure non riesce a trovare un momento significativo per incontrare Cristo e ascoltare la sua parola oppure se non può semplicemente incuriosirsi delle domande sulla propria fede.

“Infatti la parola di Dio è viva ed efficace …essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito… e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Lett. Ebr. 4,12).  

 

RIFLESSIONE 19 GENNAIO 2020 

“Il giorno dopo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!’

Gesù andava verso Giovanni il Battista e Gesù viene sempre verso di noi per accorciare la distanza che esiste tra noi e Dio. Ma non sempre abbiamo l’occhio, l’accortezza e il giudizio di riconoscere Colui che viene verso di noi e che vuole fare incontro con noi nella nostra vita. Perciò, abbiamo bisogno di qualcuno che ce lo possa indicare.

Questa consapevolezza apre spazio a qualche domanda per ciascuno di noi: C’è qualcuno che mi aiuta a riconoscere presente e operante Cristo Gesù? Che cosa devo fare perché Cristo Gesù prenda veramente posto nella mia vita?

Le parole del Battista indica le azioni che Gesù viene a compiere: “togliere il peccato del mondo”.

Non è un gesto magico! Né si può pensare di togliere semplicemente cacciando via o facendo cadere.  

Vuol dire e implica un “prendere su di sé”, da parte di questo Agnello, del carico e del peso del peccato del mondo, incluso i peccati miei. Giovanni inconsapevolmente profetizza la morte in croce di Gesù.

Soltanto la purezza totale poteva farsi carico del male. Abbiamo bisogno, dunque, di vivere la nostra relazione con Dio in Cristo con questa duplice consapevolezza: i) un venirsi incontro tra Gesù e noi che cresce con la mia ricerca quotidiana e il discernimento con l’aiuto di altre persone; ii) una dimensione dei miei peccati presenti e perdonabili da Gesù, ma che deve entrare nell’esperienza reale del perdono e che non vive nella presunzione o nella superficialità.

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