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OstiAnticaNoi
N. 82 Novembre - Dicembre 2011
La nascita del Bambino per la rinascita dell’umanitàQuale Natale? Si impone una scelta tra la “buona volontà”e il neopaganesimo consumistico
Agli inizi del mese di novembre un quartiere di Roma è andato in tilt per l’apertura di un megastore di elettronica: una folla immensa di acquirenti, i vigili urbani impegnatissimi a districare un traffico impazzito, i clacson suonati senza sosta dagli autisti inferociti: una delle tante notizie apparse sui giornali.
Nei TG, quando ci si avvicina al Natale, dopo le tante notizie, per lo più non troppo esaltanti, sulla politica, sulla cronaca nera, sullo spettacolo, sullo sport, spesso vengono presentate alcune interviste alle persone che escono dai centri commerciali o da altri negozi: “Scusi, signora, cosa ha acquistato oggi?” “ Oggi ho comprato un televisore, una videocamera, un telefonino, un iPad” “Come mai tutta questa merce in una sola volta?”“Ci sono delle belle offerte e bisogna approfittarne!” “Signora, mi scusi, ha fatto la spesa per preparare il cenone?” “Certamente, ho comprato tutto, eccetto il pesce che acquisterò tra qualche giorno. Il cenone è sacro e non si può eliminarlo; anzi, occorre farlo sempre più grande ... il Natale viene solo una volta all’anno!”“E lei, signora, ha già fatto i regali per Natale?” “Certo, non si può fare Natale senza i regali!”.Tutti si preoccupano degli acquisti, del cenone, dei regali … e tutto questo con tanta frenesia, corsa, agitazione …Usciamo dagli studi televisivi e domandiamoci : quanti sono coloro che si preoccupano di fare un’adeguata preparazione al Natale, nella preghiera, nell’approfondimento di questo grande mistero d’amore e nella carità?
Se un giornalista rivolgesse una domanda sul modo come ci si prepara al Natale, cosa è il Natale, come può incidere nella nostra vita, cosa rimarrà del Natale nel nostro cuore, cosa risponderemmo?Non potrebbe accadere (ci auguriamo di no) che facciamo tante cose, tante belle iniziative, e poi ci dimentichiamo del “festeggiato”, di Colui che per secoli è stato atteso dall’umanità e che, nella pienezza dei tempi, è venuto in mezzo a noi e si è coinvolto con la nostra storia umana portando salvezza e redenzione?Le parole di San Paolo a Tito ci illustrano questa meravigliosa realtà: “Figlio mio, quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia … per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna".Del resto, solo qualche decennio dopo l’istituzione di questa festa, che soppiantava il pagano “Dies Natalis Solis Invicti”, Sant’Agostino, nelle sue omelie, sentiva la necessità di ribadire due caratteri di questa celebrazione, strettamente collegati: l’umiltà e la povertà. “L’umana superbia ti schiacciò a tal punto che non poteva sollevarti se non l’umiltà divina” (Serm. 188) e “Era angusta la dimora, avvolto in panni, posto nella mangiatoia: l’avete udito quando si leggeva il vangelo. Chi non rimane meravigliato? Lui che riempiva il mondo, non trovava posto nell’albergo.”(Serm. 189).È evidente che lo straordinario valore dell’evento trae risalto dalla modestia della cornice e costituisce l’invito a far prevalere i contenuti della fede rispetto agli orpelli della vanità e, soprattutto ai nostri giorni, l’esortazione a trovare un po’ di posto e un po’ di tempo per una solidale carità.Con l’augurio che per tutti questo Natale sia un po’ più SantoPadre Giovanni